martedì 27 novembre 2018

ARTICOLI, MANIFESTI, DOCUMENTI DIVERSI



In rivista “L’ASTROLABIO” (quindicinale) n. 9·10 ,  1984
Sicilia: le anomalie del sistema economico
“LO SPIRITO DEL CAPITALISMO NON ABITA PIU’ QUI”
di Agostino Spataro

Mafia e militarizzazione rappresentano, aIlo stato attuale, i fattori principali destinati a pesare di più sulla prospettiva economica e politica del!a Sicilia. Quello dello scompenso fra consumo e produzione è il nodo che bisogna sciogliere per avviare uno sforzo programmatico ri-equilibratore.

1…  Sulla realtà economica siciliana grava un intreccio complesso d'interessi e di disegni, tale da soffocarne lo slancio ed impedirne una proiezione sana e dinamica, fuori dalla palude del parassitismo e dell'assistenzialismo, in grado, comunque, di recuperare gli antichi ritardi e di mettersi al passo con i mutamenti che la crisi impone. E' ormai chiaro come mafia e militarizzazione costituiscano due fattori importanti, destinati a pesare nella prospettiva economica e politica della Sicilia. Dentro il blocco di potere politico-mafioso dominante sembra si siano messi in moto processi e strategie che potrebbero da un lato sconvolgere la mappa del potere economie e dall'altro lato condizionare lo sviluppo per un certo periodo.
Vi sono imperi che crollano o sull'orlo del precipizio e altri che, profittando delle contingenze (non sempre economiche), avanzano alla conquista di posizioni di comando. Sono in corso grandi manovre che vedono nuove consorterie contendersi lo spazio lasciato da altre cadute in disgrazia, alla ricerca di un nuovo equilibrio di potere economico e politico.
Le ripercussioni si avvertono dappertutto e fino a quando il nuovo equilibrio non sarà realizzato la Sicilia e le sue articolazioni istituzionali non avranno « pace ».

2…  Un rivolgimento, dunque, silenzioso e sotterraneo, le cui dimensioni è difficile calcolare, per il quale non valgono le leggi di mercato, ma codici non scritti e, quasi sempre, rispettati. Perciò il nuovo che avanza, sospinto da questa logica, non rappresenta un fattore di progresso, ma una pura e semplice sostituzione dell'esistente.
Certamente, non possono essere questi i nuovi soggetti dello sviluppo. Su questo punto bisognerebbe fare chiarezza definitivamente, perché si possa voltare pagina e promuovere idee e forze davvero nuove per lo sviluppo, diradando le ombre e le accuse criminalizzanti che pesano su alcuni settori del sistema economico siciliano. Le forze politiche, sindacali e imprenditoriali sane, che non intendono cedere a certe tentazioni, dovrebbero di più e meglio riflettere su quanto sta avvenendo in Sicilia e adoperarsi conseguentemente per prendere in mano la situazione oggi allo sbando, nella quale non si avverte la presenza di una autorità capace di esercitate un ruolo d'indirizzo e di controllo, se non di vera e propria programmazione, e quindi di regolazione democratica dei fattori e dei soggetti dello sviluppo.

3… Un puntò decisivo ed attuale, che potrebbe influenzare, in un senso o nell'altro, l'avvenire economico dell' Isola, è dato dalla direzione e dal modo in cui si dovrà spendere la gran massa finanziaria di cui è titolare la Regione. Si tratta di oltre 5 mila miliardi accumulatisi, negli ultimi anni, come residui passivi e di almeno altri 10 mila miliardi fra cespiti, contributi e prestiti di cui potrà disporre la Regione nel prossimo triennio. Per quanto riguarda le spese correnti dello stesso triennio, la spesa prevista è di altri 13 mila 500 miliardi.
Nessun'altra regione italiana può vantare una disponibilità finanziaria di circa 28 mila miliardi Una massa finanziaria considerevole che stuzzica appetiti e sollecita l'iniziativa di gruppi e potentati, da sempre pronti ad andare all'arrembaggio delle risorse della regione. Il pentapartito, recentemente ricostituitosi, non ha saputo o voluto indicare i campi e i criteri di utilizzazione di queste somme. Soltanto il PCI, dall'opposizione, si è fatto carico d'individuare e proporre una piattaforma verso cui orientare la spesa per progetti. Bisogna ripensare I 'ipotesi dello sviluppo che per essere veramente tale dovrà realizzare un allargamento delle basi produttive ed occupazionali. Una spesa che non produca questi risultati, come purtroppo è stato per il passato, non solo è effimera, ma potrebbe rivelarsi una fonte di spreco e di corruzione e quindi di ulteriore contaminazione della società politica che la manovra e di quei settori che ne sono destinatari.

4…  Di analisi se ne sono fatte tante, ma è bene ricordarsi che il sistema economico siciliano, a parte i fattori di remora sopra ricordati, presenta una grave anomalia rispetto alle aree del centro-nord, quella cioè d'importare quasi tutto e di esportare pochissimo.
Se osserviamo, infatti, i dati più recenti ( 1982) è agevole rilevare come la Sicilia importi dall'estero il 43,4% delle merci e ne esporti soltanto il 2 ,7 % ; tutto questo mentre gli indicatori del valore aggiunto calano paurosamente (prodotti agricoli meno 10,2%, industriali meno 2,8%) per effetto di un'allarmante dequalificazione degli impianti esistenti (fonte: rapporto Svimez 1983). E' chiaro che a questa grav1ss1ma condizione produttiva, alla quale fa riscontro il dato esplosivo della disoccupazione (350 mila unità), non si può rispondere con il nulla del Governo centrale e nemmeno con le astrattezze paralizzanti di quello regionale. Ci vuole ben altro.
I dati, inoltre, intervengono a conferma di una tendenza, storicamente determinatasi e in progressiva evoluzione, secondo cui la Sicilia è da considerarsi area di consumi e non di produzione. Il forte scompenso fra consumi e produzioni si configura, oramai, come una precisa scelta che spiega l'intera storia economica siciliana. Questo è il vero nodo che bisogna sciogliere in positivo, se si vuole avviare un serio sforzo programmatico ri-equilibratore.

5…  E qui il discorso ritorna ai soggetti: allo Stato e alla Regione per la parte che hanno da svolgere e, anche, al ceto imprenditoriale. Saprà questo ceto liberarsi da metodi e concezioni superati e raccogliere la sfida del progresso?
A parte le rituali declamazioni di vittimismo non si nota fra gli imprenditori siciliani, tranne qualche rara eccezione, una volontà decisa ad uscire da una concezione d'impresa assistita e protetta, nella quale si riduce, sempre più, il margine di rischio e si esalta la passione per l'incentivazione e la tendenza ali' affare. Pur essendovi nell'isola una notevole disponibilità di capitali pubblici e privati (solo fra banche, risparmio postale e buoni fruttiferi si sono raccolti nel corso del 1982 oltre 17 mila miliardi e di questi meno di 7 mila sono stati impiegaci in Sicilia) è mancato quello che Max Weber definiva « lo spirito del capitalismo ». Ecco perché l'incentivo dovrà essere rigorosamente vincolato e commisurato alla qualità e alla quantità dell'investimento e alla sua capacità di creare ricchezza e occupazione. Altrimenti non c'è l'impresa, ma l'affare.

In conclusione bisogna liquidare ogni consorteria, spezzare la trama che si sta intessendo, favorire l'affermazione di un ceto imprenditoriale moderno e dorato di un sufficiente spirito d'impresa e del necessario respiro nell'individuazione delle scelte produttive e nei collegamenti con i mercati e con i centri finanziari nazionali ed esteri. Soltanto a questo modo ci si può liberare dalla cappa opprimente del blocco di potere politico-mafioso ed aprire la Sicilia al vento del progresso civile ed economico. 

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Segreto militare
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Richiesta di aumento della tassa sulla casa...









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